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Home Lettere dai lettori Trent'anni: e adesso?

Trent'anni: e adesso?

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Tra un mese compirò trent’anni. Trenta... non ditemi che sono pochi, che sono ancora una ragazzina, perché beh, non è così. Quando andavo a scuola e pensavo a come sarebbe stata la mia vita quando avrei compiuto trent'anni, non era certo così che la immaginavo. Nella mia vita immaginaria di trentenne vedevo dei figli, un marito, una carriera ben avviata e mi immaginavo saggia e pronta a dispensare consigli da "donna matura". Avrei saputo sempre cosa dire, e tutti si sarebbero affidati a me in caso di difficoltà.

La versione trentenne reale invece è una ragazza di vent’ anni costretta in un corpo di trenta, che si trova a dover ricominciare da capo con un lavoro nuovo, un contratto di quattro mesi, con una casa appena acquistata nella quale non mi riesco a trasferire, perché in fondo ho tanta paura e ho bisogno che ci sia qualcuno ad accogliermi quando torno la sera. La mia versione attuale non ha un marito, ma solo un amico di letto col quale le cose vanno tutt'altro che bene, perché alla fine a nessuno importa niente dell'altro, ma forse stare insieme è meglio che stare da soli. Cosa ho sbagliato? Come posso rimediare alle cose che non vanno? Qual è il primo passo che posso fare per sistemare le cose e ricrearmi la vita come me l'ero disegnata io?


Luna

 

***

Ivan Libero Lino

di Ivan Libero Lino

 

Carissima Luna,

da bambino volevo fare l’astronauta. A sei anni non mangiavo carne e desideravo una fattoria. Nella mia immaginazione, le mucche pascolavano di notte accanto al fienile (chissà perché, poi). A dodici avrei regalato la mia bicicletta nuova per due tiri in serie A, a tredici l’avrei scambiata con un violino. Poi ho iniziato a pensare di scrivere, al liceo giocavo alla rivoluzione. Oggi sogno ancora tutte queste cose.

La vita è fatta di quello che siamo oggi, di quello che facciamo, che mangiamo, che osserviamo. Ma la vita è fatta anche dei nostri sogni, dei nostri progetti, di quello che non ci aspettiamo, delle paure e delle speranze di ogni giorno. La vita è sperimentazione. Non sono un lavoro sicuro o un fidanzato che ti renderanno capace di dare consigli da “donna matura”. Forse sarà proprio la loro mancanza a darti una marcia in più. Penso che l’inquietudine sia uno degli stimoli per raggiungere quel po’ di saggezza necessaria alla sopravvivenza urbana e che porsi le domande che ti fai significhi aver già intrapreso un cammino che, se non porterà a delle soluzioni, sicuramente ti renderà più consapevole.

La vita cambia e spesso non ci avvisa. Qualche volta è bene, qualche volta fa male, il più delle volte ci lascia disorientati. L’unico consiglio che ti posso dare è di vivere, di cambiare il tuo presente dedicando più tempo a realizzare i tuoi sogni, dandoti dei piccoli obiettivi, stabilendo dei traguardi da raggiungere a scadenze prestabilite, tenendo fissa in mente la meta finale. Se fossimo in un film stile Kevin-Costner-vecchia-gloria-del-football-che-rigioca-il-Super-Bowl-a-fine-carriera/ultima-chance, forse ti direi “keep the eye on the ball”, tieni gli occhi sulla palla.

Piccoli obiettivi quotidiani, non serve molto di più. Inviare due CV in più al giorno per cambiare lavoro, fumare una sigaretta in meno, leggere un libro in più, frequentare un corso che ti permetta di stringere relazioni nuove per il piacere di conoscere persone differenti, per il gusto di lasciarsi sorprendere, non per il bisogno sacrosanto di trovare un compagno. L’amore ti coglie spesso con le brache calate, senza trucco, con il vestito peggiore, quindi è inutile darsi pena e mettersi a cercare. Le notti di rock and roll tra le lenzuola (senza amore) sono un palliativo inefficace, a volte aggravano le cose.

In un taccuino che ho comprato in una famosa libreria del centro di Milano, è stampata questa frase di Seneca: «Se vuoi essere amato, ama». Ecco, Luna, è questo il mio consiglio. Ama. Ama la vita, ama le persone che ti vogliono bene, ama i tuoi momenti felici, ama le piccole cose. La vita prima o poi ricambierà.

Un abbraccio sincero.

Ivan Libero Lino

WeWrite, anno II, n. 2, febbraio 2011

 

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