L. si unì alla folla perché aveva fame.
I più esagitati ostentavano fogli ciclostilati agitandoli come un cartellino rosso, i professionisti degli scioperi urlavano vecchi slogan in megafoni arrugginiti, i più giovani volevano soltanto evitare l’interrogazione su La Pioggia nel Pineto. Davanti all’entrata di Palazzo di Giustizia le guardie mantenevano i manifestanti dietro il cordone rosso.
Quando Mr. Veneratissimo si affacciò al balcone e promise l’eliminazione delle tasse sul lavoro, la folla si fece fan. A qualche donna si strappò l’elastico delle mutande dalla gioia.
In un angolo della piazza, davanti a uno sparuto gruppo di bambini che non parlavano italiano, un cantastorie raccontava in cambio di pochi spiccioli di una rivoluzione arrestatasi alla prima panetteria incontrata sulla strada.
Ivan Libero Lino





