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Home Cultura California Academy of Sciences: la magia verde di Renzo Piano

California Academy of Sciences: la magia verde di Renzo Piano

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California Academy of SciencesUn grande tetto che vola sul terreno. Un edificio che “respira” al ritmo della Terra. La California Academy of Sciences di San Francisco, definita “il museo più verde degli Stati Uniti”, apre la strada verso l’architettura sostenibile del futuro. Renzo Piano, maestro che da sempre riesce a conciliare tecnica e arte, dimostra come sia possibile sviluppare tecnologie amiche da fonti rinnovabili, favorendo una cultura del risparmio energetico.


Un tetto vivente – Al contrario della maggior parte dei musei di scienze naturali, solitamente luoghi cupi e oscuri, una visita alla California Academy of Sciences è un’esperienza solare, luminosa e “illuminante”. L’edificio è pervaso da un senso di leggerezza e trasparenza e si lascia abbracciare dal bellissimo parco che lo circonda, il Golden Gate Park, fondendosi con esso in perfetta armonia. L’innovazione più avvincente, però, è rappresentata dal tetto: una sorta di prato sospeso, come se un lembo di parco fosse stato sollevato dal terreno per nascondervi al di sotto il mondo della scienza. In realtà, la funzione del tetto è quella di restituire al parco la sua identità originaria: ricostruisce infatti la flora della California com’era oltre duecento anni fa, prima della conquista del West, prima che i parchi fossero invasi da piante d’ importazione. Lì sopra, il tetto “vive” naturalmente e cambia aspetto a ogni stagione.

Il museo si racconta – La più grande abilità di Piano è quella narrativa: ogni suo progetto esprime in modo chiaro una “narrazione” dei contenuti che stanno alla base del disegno. Ogni suo edificio è come se a prima vista “raccontasse” come funziona. A San Francisco, il tetto vivente è metafora di un’architettura che si presenta come un organismo capace di respirare e che si svela a noi attraverso un percorso narrativo fatto di memoria, storia e natura. Un gioiello di alta tecnologia che racchiude in sé un significato poetico: l’idea dell’edificio nasce infatti da un processo di interpretazione del luogo e individuazione dell’“anima” dell’architettura e dalla convinzione che bisognasse trovare un modo più adeguato di comunicare l’importanza del rispetto della Natura.

L’architettura sostenibile è già realtà – «L’idea di un tetto vivo, animato, che respira e dialoga con la natura circostante, in cui sono piantate 1,7 milioni di pianticelle autoctone della California, scelte tra le più resistenti alla siccità, l’ho presa da consuetudini antichissime delle nostre campagne, delle nostre montagne. La massa di terra e lo strato di vegetazione sopra i tetti di notte accumula umidità, e diventa un isolante termico quando arriva il sole e il calore del giorno». Il tetto vivente assolve non solo alla funzione di isolante e “salvaenergia”, ma assicura il risparmio sulla manutenzione, in quanto le piante sono graminacee autoctone che non necessitano di alcuna irrigazione.

Zero emissioni – La natura è protagonista assoluta di questa creazione, il museo la ospita e da essa si lascia plasmare. La sua leggerezza lo rende etereo, quasi “invisibile”. «L’architettura –  dice Piano –  deve dare forma ai nostri desideri. È una disciplina concreta, pragmatica, ma se non sa interpretare i sogni dell’umanità, allora è destinata a fallire». Le sfide tecniche sono state formidabili per riuscire a costruire un edificio che si avvicina all’obiettivo ideale di “zero emissioni”.  «Ce l’abbiamo messa tutta, davvero, ogni particolare è frutto di sforzi immensi per risparmiare energia, rispettare l’ambiente, evitare ogni inquinamento. Questo non è un omaggio superficiale a un’ideologia, a una moda del momento».

Il più grande esempio di ecosostenibilità – Non a caso, la California Academy of Sciences è stata definita l’edificio più sostenibile al mondo. L’illuminazione naturale è garantita nel 90 per cento degli ambienti. L’aria condizionata è stata abolita: si sfruttano le condizioni climatiche della baia di San Francisco, dalle nebbie estive ai venti dell’oceano, per un condizionamento naturale che entra dalle finestre. Il tetto verde consente il recupero dell’acqua piovana e un risparmio di circa 13 milioni di litri all’anno; inoltre, quest’ultimo è coperto da centomila microcristalli sensori che captano l’energia solare, cellule fotovoltaiche di nuova generazione. Le strutture in acciaio usano metallo riciclato al 95%. L’isolamento termico è costituito da scarti di lavorazioni industriali, in particolare blue jeans: un omaggio alla storia di San Francisco dove nacque la Levi’s. Non solo tutela delle specie viventi, quindi, ma anche riciclo dei materiali. Queste scelte portano il progetto a diventare un esempio pratico di come l’ecosostenibilità possa riunire varie ricerche sviluppate nei campi più disparati.

Aiutiamo la Terra – L’accademia californiana ci racconta uno dei temi dominanti del nostro secolo: la Terra è fragile ed è nelle nostre mani. L’architettura deve affrontare questo problema e cercare di risolverlo: tutte le scelte in chiave sostenibile, infatti, vengono fatte per fornire alle generazioni future degli strumenti attraverso cui proteggere e rispettare la Natura. La California Academy of Sciences rappresenta un manifesto dell’architettura sostenibile ed è la dimostrazione del fatto che, con intelligenza e sensibilità, sia possibile costruire senza ferire la Terra.

Sara Sirtori

WeWrite, anno III, n.10, ottobre 2012