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Home Società Odg e libertà di stampa, la storia infinita

Odg e libertà di stampa, la storia infinita

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Odg e libertà di stampaOrdine Nazionale dei Giornalisti – L'Ordine Nazionale dei Giornalisti fu istituito nel lontano 1928 per volontà di Benito Mussolini e, come tutti sanno, è tuttora esistente e operante. Nel corso dei decenni sono state sollevate più volte discussioni riguardo l'anticostituzionalità di questo organo. L'Articolo 21 della nostra Costituzione, infatti, recita quanto segue: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Allora perché l'Ordine ha diritto di esistere? Perché bisogna essere iscritti a un Albo per essere giornalisti? Durante il periodo fascista, la finalità era ovvia: bisogna controllare chi e come poteva accedere a un media così fondamentale e potente come la stampa.

Ma oggi? La Corte Costituzionale, chiamata in causa diverse volte dal problema, alla fine sentenziò che l'Ordine aveva diritto di esistere dal momento che non limitava la libertà di stampa, cioè quella del cittadino di poter scrivere: questo perché, di fatto, chiunque poteva accedere alla pratica anche senza essere iscritto all'Albo. L'Ordine, quindi, venne inteso non come un ostacolo in conflitto con l'Articolo 21, ma come una garanzia di libertà e di professionalità.

La libertà di stampa – Il giornalista è un professionista, una persona che fa ciò che fa per mestiere, in maniera esclusiva e continuativa; è dunque iscritto all'Albo, fa riferimento a una deontologia professionale e risponde all'Ordine sul piano disciplinare. L'Ordine, quindi, esiste per preservarne la credibilità. Allo stesso modo, ci sono giocatori di calcio, avvocati, notai, agenti di commercio professionisti. Perfetto, il ragionamento non fa una grinza.

Giornalismo - NepotismoAllora perché sono nati master biennali che hanno la peculiarità di valere come praticantato legale di diciotto mesi per accedere all'esame da professionista? La risposta è semplice: ormai quasi più nessun editore o giornale fornisce a un giovane la possibilità di un praticantato, perché il lavoro nel settore è in perdita e ci sono questioni di potere e nepotismo che raggiungono livelli inimmaginabili.

Con una situazione del genere, perché creare dei master? Se ne contano a decine in tutt'Italia, così come si contano migliaia di nuovi giornalisti disoccupati nella sola Lombardia (la Regione con il più alto numero di professionisti). Il principale quotidiano italiano, Il Corriere della sera, l'anno scorso ha perso rispetto all'anno precedente il 12,5% di dipendenti; La Repubblica l'8,1%, La Stampa il 7,3%, La Gazzetta dello Sport il 5,9%, il Sole24Ore il 13,3%. RCS (Rizzoli Corriere della Sera) ha congelato le assunzioni e pensa più a sfoltire il personale che ad assumerne di nuovo o, a maggior ragione a offrire praticantati. Questi, però, sono grandi quotidiani, istituzioni potremmo dire, con siringate di finanziamenti statali a tenerli in piedi. E i periodici? Un disastro. Allora, ritorniamo alla domanda di prima: perché i master, malgrado la consapevolezza di incrementare la disoccupazione? Ci saranno degli interessi? Non voglio essere troppo malizioso. Un consiglio, però, mi sento di darlo: Internet è ancora un'opportunità, e non una minaccia ai colleghi più attempati. Dategli linfa: il modo di comunicare è cambiato e un'altra era è già iniziata. Credeteci.

Federico Carcano

WeWrite, anno II, n.3, marzo 2011